L'itinerario scientifico del più grande storico francese contemporaneo non può essere riassunto in un semplice catalogo delle sue opere. L'opera braudeliana non é certo abbondante e il suo impegno non può essere ridotto alla ricerca e alla produzione scritta.Lo storico francese é infatti un organizzatore ed un creatore. Molto attento allo sviluppo delle scienze umane che incorpora sapiéntemente nel suo discorso storico, sin dall'inizio Braudel ha cercato di dotare la propria disciplina di quegli strumenti necessari per facilitare gli scambi fra le diverse discipline. Un progetto il suo sorto all' interno di un'importante corrente di riflessione storico sociale che ha ruotato intorno ad altre figure significative come Lucien Febvre e Charles Morazé, che influenzeranno profondamente la vita di Braudel.
Potremmo definire la vita e la produzione braudeliana come dominate da alcune parole chiave come "circolazione" e "movimento". Un movimento del pensiero ed una circolazione nel mondo reale e in quello delle idee al servizio di un progetto di largo respiro: il rinnovamento rivoluzionario di una disciplina. Eppure quest'identità storica non era particolarmente costitutiva degli anni di infanzia e di adolescenza del giovane loreno. Nato nel 1902 a Luméville en Ornois, un villaggio di 200 abitanti nel dipartimento della Mosa, nell'Est della Francia, Braudel trascorre la sua infanzia in questo lembo di terra lorena ai confini di un territorio mutilato nel 1870 in seguito all'occupazione prussiana dell'Alsazia e di tutta la rimanente parte della Lorena. Di origini modeste (il nonno è calzolaio, il padre maestro di scuola elementare), il giovane Fernand seguirà i propri genitori nella regione parigina. A nord di Parigi in un primo tempo, quindi al Liceo Voltaire della capitale ove frequenta tutte le scuole secondarie. Studente brillante in tutte le materie, il giovane Braudel, non appena conseguita la maturità, intende iscriversi alla facoltà di medicina. Il padre però glielo impedisce, progettando per il proprio figlio un avvenire nell'insegnamento. Da buon adolescente rispettoso dell'autorità paterna e senza manifesta alcun risentimento, incontra allora Clio, ossia la storia, una disciplina che non abbandonerà mai più. Superati rapidamente gli esami universi tari ed ottenuta l'abilitazione all'insegnamento della storia alla ten ra età di 21 anni, Braudel lascia la Francia metropolitana ed insegna dal 1923 al 1932 nei licei di Costantina e di Algeri. Incontra allora il suo futuro grande eroe: il Mediterraneo che sceglie come argomento della propria tesi di dottorato. Un argomento assai classico sulla politica mediterranea di Filippo Secondo. In questi dieci anni in Algeria, interrotti a una breve parentesi di servizio militare in Germania nelle truppe d'occupazione francesi, verrà stimolato dalle acque soleggiate delle coste di un Mediterraneo, che come egli poi ri¬corderà, egli allora osservava "dall'altra riva, come a rovescio"
Nel 1928 pubblica il suo primo articolo "Les espagnols et l'Afrique du Nord de 1492 à 1577" nella Revue Africaine. Ne1 1932 si sposa con una sua ex allieva di:'Costantina, e, una volta ottenuta la nomina, torna a Parigi ove insegna in diversi licei prima di partire per la volta del Brasile ove insegnerà presso la Facoltà di Lettere dell'Università di San Paolo nel quadro della Missione Universitaria Francese, presso la quale incontrerà Claude Lévi-Strauss.
A1 suo rientro in Francia alla fine del 1937 trascurerà momentaneamente la carriera universitaria a favore dell'Ecole Pratique des Hautes Etudes (fondata nel 1868. Questa nomina sarà la prima manifestazione concreta dell'entrata di Braudel nella ristretta cerchia redazionale della rivista Annales, fondata nel 1929 a Strasburgo da Marc Bloch e da Lucien Febvre: sotto il patrocinio di Febvre, Braudel farà allora del Mediterraneo uno dei più grandi personaggi della storia del nostro secolo. Le preoccupazioni storiche di Braudel ricordano a F bure i suoi lavori giovanili e nella fattispecie la sua tesi, discussa nel 1911 su Filippo II e la Franca Contea .
Sin dal suo ritorno a Parigi assistiamo ad un vero e proprio rapporto padre-figlio tra Lucien Febvre e Fernand Braudel. Dopo aver scritto nel 1938 alcun recensioni, il giovane storico loreno entra alla vigilia della Seconda guerra mondiale nel comitato di redazione della rivista diretta da Bloch e da Febbre. Si trova allora ad una svolta della sua carriera scientifica. Per ancora 15 anni Braudel sarà impegnato nello studio del Mare Nostrum e consulterà gli archivi più svariati, dalle coste nordafricane a quelle della Jugoslavia (Dubrovnik, della Spagna (Simancas) e naturalmente dell'Italia.Perennemente alla ricerca di fatti concreti che possano "parlare", Braudel non perderà mai di vista la discussione sulla necessità di conferire alla storia una finalità e uno scopo diversi da quelli di missionaria o portatrice di concezione teleologiche , ma in grado di offrire nuovi spessori all’avventura dello scibile umano che non può essere ricostruita unicamente mediante un semplice scheletro commemorativo degli avvenimenti, né offrire in questo modo un affresco globale dell'evoluzione del nostro universo. Senonché un avvenimento importante sopraggiunge nella sua vita: la seconda guerra mondiale. Braudel viene mobilitato sul fronte e ben presto fatto prigioniero dai tedeschi come centinaia di migliaia di suoi compatrioti. Come Ufficiale, egli è internato in un Oflag presso Magonza, quindi in un campo di rappresaglia presso Lubecca, sulle coste del Mar Baltico. Questi 5 anni di cattività non saranno anni inutili per lo storico francese. Ormai nel pieno della sua opera, ma vivendo forzatamente distante dall'amato oggetto dei propri studi, Braudel riesce malgrado tutto proprio in questi anni a comprendere e dominare il Mediterraneo e la sua storia: Come ricorderà più tardi: "Il Mediterraneo ho cominciato a conoscerlo solo nel 1941 il giorno in cui la geografia divenne lo strumento per antonomasia in grado di rallentare il corso della storia". Di nascosto, con note e pagine ricostruite a memoria, Braudel offre una prima valida struttura alla propria tesi. Il destinátario benevolo e attento di questi appunti é Lucien Febvre.
Due anni dopo il rientro in Francia a guerra conclusa, Braudel potrà quindi finalmente discutere alla Sorbona la sua tesi su La Méditerranée et le monde méditerranéen à l'époque de Philippe II. Pubblicata nel 1949 in due volumi, l'opera conoscerà un successo sempre più imponente Oggi siamo arrivati infatti alla sesta edizione francese, ed, esistono ben 6 traduzioni straniere, e presto esse saranno ben 9. Fra le altre, l'edizione italiana uscita per i tipi di Einaudi che susciterà un certo scalpore e grandi polemiche nella storiografia italiana: Delio Cantimori arriverà persino a definirla la "Via col vento" della storia. Lo stile di Braudel è infatti percepito come una provocazione nell'establishment storico tradizionale. Pieno di paragoni nello spazio e nel tempo, di rilevazioni quantitative dei comportamenti umani, di esposizioni di problemi complessi ma ben concreti, il suo stile urta la Sorbona. Un nuovo sguardo sul Vecchio Mondo e sulla sua crisi e il suo progressivo cedere il passo a favore delle relazioni tra il Nord e il Nuovo Mondo non può che infastidire i vecchi mandarini. Nello stesso tempo Braudel proseguiva sulla scia della strada indicata da Febbre abbinando l'uso delle discipline storiche e di quelle geografiche. A questo titolo egli è considerato sino agli anni sessanta il promotore della geo storia, basti leggere la voce "storia" nell'Encyclopedia Universalis. Eppure Braudel rivoluziona il discorso storico su numerosi altri piani. Definendo un nuovo oggetto storico, un Mediterraneo divenuto un personaggio vivente tessuto di migliaia di fili conservati da alcune generazioni del Cinquecento che hanno popolato e costruito molteplici mondi dalle strutture particolari, Braudel lo affronta con uno sguardo interdisciplinare aperto alle scuole più moderne (a partire dallo strutturalismo) che egli integra senza mai dimenticare che la storia è prima di tutto movimento. Di quest'opera molte volte ripresa sul banco da lavoro e arricchita con nuove problematiche da lui stesso iniziate e poi riprese dai suoi eredi, Braudel farà il capolavoro e la pietra di paragone della sua pratica storica.
Possiamo cogliere quest'apertura alle altre scienze umane nell'immenso e mai interrotto sforzo concettuale che Braudel alimenta confrontando la storia con le altre discipline che la circondano. Nello stesso tempo Braudel concettualizza la riflessione storica offrendo nuovi quadri di riferimento che spalancano le porte agli scambi all'interno della disciplina stessa. In questo modo, proponendo una riflessione sui tempi della storia (storia immobile, lunga durata, tempi corti e tempi lunghi, cicli ecc.), lo storico francese suggerisce anche alcune gerarchie socio economiche delle società moderne, soprattutto nel quadro della sua opera sul capitalismo.Una volta sostenuta nel 1949 la tesi, Braudel si lancia ire due direzioni in entrambe le quali conoscerà un successo folgorante malgrado l'opposizione di certi ambienti accademici tradizionali ancora fermi alla storia diplomatica . Da un lato Braudel si impegna nella costruzione di nuove istituzioni nella ricerca delle scienze dell'uomo in grado di attuare il progetto epistemologico delle Annales. Nel 1947 fonda infatti con Lucien Febvre e Charles Morazé, la Sesta Sezione dell'Ecole Pratique des Hautes Etudes, riservata alle scienze socïali, una scuola che avrà come motto di garantire concretamente lo scambio interdisciplinare. L'Ecole sarà il vivaio che consentirà negli anni cinquanta e soprattutto negli anni sessanta alle scienze umane di conoscere un grande boom. Braudel dirigerà la scuola dal 1956 al 1972. Contemporaneamente egli assiste poi sostituisce Lucien Febvre in tutte le sua attività professorali: nel 1946 egli diventa co direttore delle Annales prendendo il posto di Marc Bloch, barbaramente ucciso dai tedeschi nel 1944; nel 1950 inizia i suoi corsi al Collège de France. Dal 1950 al 1955 è nominato presidente della commissione d’esame delle abilitazioni dell'insegnamento della storia (jury d'agrégation), una posizione ed un angolo d'osservazione straordinario per valutare le capacità delle nuove generazioni di storici da un lato, e per esercita: il proprio peso nella scelta e nella ridefinizione dei programmi e degli argomenti del concorso d'esame. Nel 1956, morto Lucien Febvre., Braudel prende la direzione delle Annales, preannunciando nel nuovo sottotitolo Economie, Sociétés, Civilisationsi ïl nuovo programma della rivista. Dïvenuto il padrone e alla testa di un vero e proprio Stato, Braudel sarà considerato più tardi il grande maestro del nostro tempo e proseguirà e completerà la sua opera dirigendo la Maison des Sciences de l'Homme, un'istituzione che traduce concretamente la necessaria globalità d'analisi richiesta da un mondo moderno desideroso di misurarsï con l'accresciuta specializzazione delle ricerche scientifiche.Una richiesta apparentemente paradossale che potrà essere soddisfatta solo grazie a quelle procedure interdisciplinari fra le diverse pratiche scientifiche che faranno delle scienze umane in generale delle discipline "à part entière". L'utopia universalistica diventa cosi realtà nella misura in cui, essendo impossibile la sua realizzazione sul piano individuale, essa viene rivissuta attraverso la circolazione molto frequente dei lavori, delle idee e degli uomini. Un compito quello al quale asso ve la Maison des Sciences de l'Homme, che colma una grave lacuna e lo smarrimento delle università francesi. La seconda direzione sarà naturalmente quella della ricerca. Su questo terreno l'opera di Braudel sarà lenta e graduale, ma sfocerà in un'apoteosi. Non appena terminato il lavoro sul Mediterraneo, Braudel si tuffa nell'economia del mondo moderno: un'immersione che durerà vent'anni, vent'anni di ricerche che daranno vita nel 1979, ai tre tomi di Civilisation Matérielle, Economie et Capitalisme, preceduti per la verità dalla pubblicazione di un primo volume uscito nel 1967 ed intitolato La Civilisation et le Capítalisme. Vero e proprio compendio, rigoglioso dì dettagli, di proposte di riflessione e di incoraggiamenti alla comparazione e all'investigazione storica lontana dai sistemi ideologici precostituiti, questa summa braudeliana assicura allo storico francese la sua consacrazione universale. All'università americana di Birmingham verrà infatti creato un "Braudel Center", ossia un centro internazionale di studi sullo storico francese. In una serie di conferenze presentate alla John Hopkins University nel 1977 poi raccolte in un volume sul La dinamica del capitalismo, Braudel chiarità definitivamente ïl metodo da lui scelto per abbracciare quattro secoli di storia quotidiana: per Braudel é infatti necessario esplorare " quelle forze oscure che agitano e spingono in avanti l’insieme della vita materiale e, al di là o al di sopra di essa, la storia intera degli uomini". Quest’illustrazione pratica della lunga durata, delle identità biologiche, geografiche e sociali, si va strutturando attorno ad una nuova defini¬zione dì quelli che sono i ritmi della vita produttiva dell'uomo: essa va articolata a suo parere in tre livelli che si sovrappongono l'uno all'altro: l'economia quotidiana, l'economia di scambio, e infine le Economie- mondo, espressioni di un capitalismo trionfante e nel medesimo tempo assai fragile. Braudel sottrae il capitalismo da una definizione strettamente temporale e lineare come quella sviluppata dai marxisti per imporre quella di un sistema di gestione nello spazio e del tempo sul piano degli scambi transnazionali.
A partire dal 1969, Braudel si disfa dei numerosi incarichi editoriali ed amministrativi per dedicarsi a nuovi lavori, e in particolare ad una storia di Francia in tre volumi, che inizierà ad uscire nel 1986 e nella quale Braudel annuncia che si sforzerà di ridefinire "l'identità della Francia secondo la lunga durata". Questo ritorno ad una classificazione tradizionale di un oggetto storico non cancellerà certo l'originalità di uno sguardo sulla Francia che, ne siamo certi, farà epoca come quello portato da Michelet o da Lavisse. Ai riconoscimenti internazionali si sono aggiunti di recente quelli del suo paese. Braudel infatti é stato eletto nel 1984 all'Accadémie Française al posto di André Chamson: il 30 maggio di quest'anno egli é stato accolto sotto la Cupola degli Immortali. Narratore di talento, concepitore eccezionale di nuovi terreni di indagine e di nuovi territori dello storico, organizzatore e regista indefesso, Braudel non ha mai smesso di contribuire allo sviluppo e all'arricchimento del pensiero dei suoi maestri Marc Bloch e Lucien Febvre, prolungando in questo modo un'avventura intellettuale appassionante vecchia quanto il nostro secolo. Per questo motivo abbiamo deciso di presentarlo a introduzione di questo nostro ciclo di ritratti degli storici francesi contemporanei.
Parigi, giugno 1984
Serge COSSERON Bruno SOMALVICO
martedì 17 febbraio 2009
Iscriviti a:
Commenti (Atom)